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Ti amo troppo

Riesco a distinguere i tuoi passi che si avvicinano all’ingresso di casa tua. Ti ho aspettata tutto il giorno con la speranza di scorgerti dall’occhiello della mia porta. Abitiamo l’uno di fronte all’altro e non solo riesco a percepire i tuoi movimenti, posso anche vedere quando entri ed esci da casa.

L’erotico ticchettio sul pavimento mi sussurra che oggi porti i tacchi. Scommetto che li hai messi per me, per essere notata da me. Saranno quelli neri di velluto o quelli un po’ più alti?
Apro la porta e, simulando la coincidenza, ti saluto. Ricambi con un sorriso educato, mentre quel rossetto rosso opaco incornicia in modo sensuale la tua bocca perfetta. Ti sei truccata per me anche oggi: sei bella, sei bellissima.
Ti chiedo dove sei stata. Mi rispondi guardandoti intorno, anche se non capisco perché. Inizio a innervosirmi, ma non vorrei mai metterti a disagio. Con un gesto di apertura ti chiedo com’è andato il lavoro. Con fretta mi rispondi che sei stanca, che vuoi cenare e poi andare a riposarti. Non mi perdo d’animo: ti invito a cena.
Potrebbe essere il nostro primo appuntamento, sì. Potremo andare nel ristorante lussuoso in Corso Rosselli. Il vino buono e del pesce fresco potrebbero essere un dolce preliminare e offrirei io. Questo non te lo dico però, non riesco a farlo. Mi interrompi, vuoi solo rientrare a casa. Perché fai così? Perché?
Devo mantenere la calma, in effetti sei tornata da me, per me.
Forse vuoi solo rilassarti prima di passare una bella serata insieme, se sei stanca non potresti dare il meglio di te, e io non voglio gravare, anzi, vorrei renderti felice.
Ti lascio andare. Mi saluti, ti giri e cerchi con foga le chiavi. Noto con stupore che hai delle scarpe che non avevo mai visto. Una fitta di gelosia mi ferisce, ma non posso fartelo notare. Ci sarà tempo per le risposte.
Aspetto che rientri. Appena ti vedo al sicuro decido di andare nella pizzeria accanto al nostro condominio, per comprarti una pizza alla Nutella. So che è la tua preferita, ti ho sentito mentre lo confessavi al telefono ad un’amica e questa potrebbe essere una bella occasione per inaugurare il dopocena. Immagino già il tuo volto teso per lo stupore, le tue braccia che mi circondano per ringraziarmi e la felicità mentre addenti il primo morso. Ti sporcherai quelle labbra perfette, piene. Ci penserò io a toglierti la crema alla nocciola, ti bacerò come non sei mai stata baciata. Faremo alzare la temperatura e poi urlerai il mio nome per il piacere, piacere che solo io posso darti. Saremo uniti, come hai sempre desiderato.
La pizza è pronta, avverto il profumo dolce della Nutella che a contatto con la pasta ardente inzia a sciogliersi. Devo sbrigarmi se voglio riuscire a portartela ancora calda.
Pago l’amico pizzaiolo e gli do una mancia cospicua. Comprende il perché del mio slancio, sa tutto del mio amore per te e mi invita a non esagerare, come se fosse possibile.
Arrivato nel palazzo vorrei fare le scale a tre a tre perchè non vedo l’ora di citofonarti, di sentire la tua voce delicata e poterti fare questa sorpresa, invece mi trattengo, devo ripassare il mio piano e ad ogni gradino aggiungo un dettaglio alla mia strategia calcolata.
Arrivato nel nostro piano, l’ultimo, il tetto sembra diventare più alto e il pavimento più soffice: mi sento volare.
Di fronte alla tua porta prendo un respiro profondo. Devo essere perfetto per te.
Mi prendo di coraggio e faccio muovere il mio dito tremolante sul tuo campanello impolverato. Non viene mai nessuno da te, ma questa notte ti terrò io compagnia. Il rumore che in altre circostanze mi avrebbe fatto trasilire adesso è per me il trionfo delle possibilità.
Suonerei questo campanello per sempre, per pregustare all’infinito quello che sta per accadere.
Al suono rispondi con rapidità, avvertendomi che stai arrivando. Ti starai vestendo, ti starai mettendo qualcosa di carino, per me.
Quando apri la porta sei in pigima, un brutto e largo pigiama verde sbiadito, addirittura infeltrito. Mi sento offeso, perché ti sei conciata così per la nostra prima grande notte? Mi stai mettendo alla prova vero? Vuoi testare fino a che punto sono innamorato di te. Stai tranquilla, non mi tiro indietro.
Ti saluto e ti prensento la pizza. Ti lasci inebriare da quel profumo, eppure non mi fai entrare. Mi lasci lì, sulla porta, mi dici che non puoi accettare, mi ringrazi, mi spieghi che sei a dieta, cerchi di mandarmi via.
No, non si fa. Sono due anni che ti osservo da quel dannato occhiello, che annoto qualsiasi parola riesco a sentirti pronunciare, che registro i tuoi orari. Adesso sono stanco di fare il ricercatore, adesso non riesco più ad aspettare, è finito il tempo di fare calcoli: adesso sarai mia.
Stringo i denti, con gentilezza ti dico che mi dispiace, non vorrei mai farti trasgredire la dieta. Sei così bella, non ne hai bisogno. Nonostante tutto però avrei piacere che la mangiassi tu, perché so quanto ti piace.
Alla fine sono riuscito a convincerti a prenderla e mentre ti passo la pizza mi infiltro con prepotenza dentro casa tua e chiudo la porta.
Ti agiti, perché? Perché non mi vuoi qui? Cosa ti ho fatto?
Poggi la pizza nel tavolo più vicino, un tavolo di legno vecchio e malridotto. Non avre mai pensato che vivessi in una topaia del genere. Tutto mi sembra verde, tutto mi sembra infeltrito, tutto mi puzza di vecchio come il tuo pigiama.
Ti sei messa in un angolo, sbadigli per finta, vuoi cacciarmi ancora.
Non posso permetterlo, so che in fondo nemmeno tu lo vuoi, sei solo troppo timida per ammetterlo.
Tranquilla, ti metto io a tuo agio.
Mi avvicino a te e stai in silenzio. Strano, di solito parli sempre.
Il mio corpo è a pochi centimetri dal tuo, ti sento battere il cuore e trattenere il respiro.
Apri la bocca, ma io te la serro con la mia mano, grande quanto metà del tuo viso.
Mi sembra quasi un delitto scalfire la tua pelle d’avorio. Sai che non posso fare altrimenti, non riuscirei ancora a sopportare di sentirti dire di andarmene. Non voglio e non lo farò.
Sento la mano inumidirsi, stai piangendo.
Lo sapevo, lo sapevo che non vedevi l’ora di stare con me. Ti sei commossa. Anche sul mio viso scorrono lacrime silenziose. Siamo fatti per stare insieme!
«Ti amo troppo».
So che è presto per dirtelo, ma la tua bellezza sottomessa mi ha fatto perdere il mio spiccato autocrontrollo.
Ti accarezzo i capelli, ti strappo quel brutto pigiama verde e ti accarezzo la pelle.
Adesso che sei nuda la casa sembra risvegliarsi, come se fosse arrossita alla vista del tuo corpo perfetto.
In effetti mi dispiace doverti riempire di lividi, però mi hai costretto e forse ti piace così.