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L’ultimo Pomodoro

Poggio il gomito sul talvolo, si muove e traballa come se gli facesse male uno dei piedi che gli permettono di reggersi. Ha piú di quarant’anni, l’ho comprato quando mi sono trasferito a Torino e non ho mai avuto il coraggio di buttarlo. Mi somiglia: il suo piede – come il mio – ormai non regge il suo peso e giorno dopo giorno scricchiola sempre di piú.

La testa mi pesa. Vorrei bere del vino, quel vino scadente che ogni tanto mi concedo all’insaputa del medico che non capirebbe, che non sarebbe d’accordo. Perché poi? A cosa serve rimandare il giorno in cui moriró se mi è rimasta solo la mia pianta di pomodoro?
Non sono più quello di un tempo, e se il giorno del mio matrimonio ho preso mia moglie tra le braccia e l’ho portata dentro casa senza il minimo sforzo, adesso mi ritrovo ad aver difficoltà a potare una pianta.
Amavo mia moglie, si che l’amavo. Non ho mai riflettuto su cosa sia questo sentimento, ma non avevo dubbi che lei fosse la persona piú importante della mia vita. Non nego che alcune donne suscitassero in me pulsioni che lei non sarebbe mai stata in grado di stimolare, ma delle belle gambe non hanno mai offuscato ció che per me é davvero importante: la cucina -e nessuna persona al mondo cucinava come lei.
Avrei mai potuto tradire la donna che aveva colorato le mie giornate grigie di fabbrica con il sugo rosso dei pomodori freschi che si faceva portare dalla Sicilia?
Bei tempi, quelli.
Invece adesso il cibo é incolore, insapore e inodore. Perché mi costringono a mangiare questa roba? Essere vecchio non implica il disfunzionamento dei sensi, anzi, questi permangono e il non poterli assecondare è come una pena che non sai fino a quanto dovrai scontare. Ma già sono vecchio, devo pure vivere nel ricordo di qualcosa che non può tornare, che puoi vedere, ma non vivere?
Io continuo ad avere fame, anche se purtroppo ,tra dentiera e dolori addominali, sono costretto a cibarmi di schifezze leggere e sane che la mia badante bilorussa allunga con qualcosa di strano che rende nero il piatto bianco e vecchio.

Mi alzo. Barcollo tra le sedie e i mobili cadenti della cucina che i miei figli vorrebbero buttare, ma che a me piacciono tanto. Perché comprare mobili giovani se mi trovo bene con i miei coetanei? Ne conosco ogni crepa, fessura e logoramento, meglio di quelli che il mio corpo nasconde.
Esco fuori nel mio stretto balcone e l’unico pomodoro della mia amata piantina mi saluta: finalmente è diventato abbastanza grande per essere colto.
Ho deciso che prenderó il coltello piú affilato che possiedo, taglieró l’ortaggio a fette sottili sul tagliere usurato e lo coloreró con l’origano e il sale su un piatto tra i più belli che mi sono rimasti.
Come l’ultimo pomodoro che ho mangiato prima di partire e andare a vivere a Torino, questo ultimo mi preparerà per il mio nuovo e ultimo viaggio.