Le ultime lettere di Emiliano Penna

Lei tremava, non sentiva freddo, non ne capiva la ragione, semplicemente tremava ed era così ogni volta. Si affollavano i pensieri, i ricordi di una serata come tante altre, i ricordi di un’adolescenza ormai finita, i ricordi di una persona che, ormai, lei non era più. Cristina si chiedeva come mai, tra tante feste dimenticate, era sempre quella che le tornava in mente; si chiedeva come mai, tra tanti volti, quello di lui la tormentava, più di quanto volesse ammettere. Non ricordava il suo nome, ma tutto il resto era scolpito nella sua memoria. Lo psicologo, con insistenza atona, aveva minimizzato, dicendole che era la proiezione dei suoi sogni e desideri irrealizzati. Cristina era insoddisfatta, sola. Aveva perso la lotta con la vita tanti anni prima; aveva sfidato il mondo con ingenuità e il mondo l’aveva schiacciata crudelmente. Per lei, ormai, non era importante fare qualcosa che le piacesse, aveva smesso d’ investire su se stessa, i risultati erano sempre deludenti, e senza più nessuno che credesse in lei non iniziò l’università, così, pur di tenersi impegnata iniziò gli inevitabili e infiniti colloqui di lavoro: tutti con lo stesso esito.
– Signorina lei non è adeguata per i nostri standard.
– Signorina, lei credeva, con le sue mediocri capacità e inesistenti qualifiche, di poter essere presa in considerazione?
– Signorina, guardi, con tutto il dovuto rispetto, se ne vada.
Frustrata e sconfortata riempiva costantemente pagine di vaneggi e dolore che convinsero i genitori preoccupati a portarla da uno psicologo, purtroppo, a causa dei problemi economici, il peggiore della sua categoria.
Cristina si buttava in relazioni sbagliate pur di aumentare la sua autostima, i ragazzi che frequentava erano i peggiori, drogati, ubriachi o violenti: non credeva di potersi meritare di meglio. I tentativi di suicidio adolescenziali si trasformarono in seri momenti di crisi. Cristina viveva perseguitata dalle ossessive ansie dei suoi genitori, turbati dalla situazione e delusi dalle loro aspettative mancate: la loro bambina, la loro bambina dotata, come si era potuta trasformare in quell’essere alienato?
Cristina amava i suoi genitori, nonostante tutto, e per donargli un po’ di apparente serenità iniziò a distruggersi dall’interno. Il dolore non era più visibile attraverso ferite o pianti, era nascosto da sorrisi falsi e vomiti notturni. Il suo nuovo motto era: sopprimere.
Grazie all’apparente e costruita serenità il padre era riuscito a convincere un suo amico a dare alla figlia un impiego come cameriera nella sua rosticceria, Cristina, però, non ne aveva idea e lo accettò come un suo piccolo traguardo contro la lotta alla noia della vita.
Non aveva più amici, le uniche persone che aveva accanto non riuscirono più a gestire il peso di tutto quel dolore e in punta di piedi uscirono dalla sua vita.
Il suo problema era stato sempre questo: non riuscire ad esternare ciò che sentiva. A diciotto anni fu invitata ad una festa, ma lei non riuscì ad andarci per vergogna di sé, del suo corpo, di se stessa. La sua cara amica, sapeva delle sue insicurezze e ed era pure riuscita a trovare un amico disposto a darle un passaggio. Ma Cristina non ci andò, non conobbe mai quel ragazzo che le avrebbe dato un passaggio e da quel giorno la sua amica smise di invitarla.
Non rimpiangeva niente, credeva che quello fosse l’unico modo per affrontare le cose, trincerata in se stessa, credeva di non aver più bisogno di nulla, tanto ormai era tutto finito. Si lasciava andare agli eventi, ma ogni tanto le piaceva concedersi una pausa dalla sua frustrazione e andare lì, in quel luogo che le donava serenità e brividi.
Ora, sulla panchina di quel parco, inizia a immaginare quel volto, se stessa e come poteva essere diversa la sua vita. Magari adesso si sarebbe già laureata, magari non avrebbe smesso di scrivere, magari in quel momento sarebbe seduta di fronte al suo pc a scrivere di quel preciso momento, momento che non sarebbe esistito, magari non si sarebbe ammalata, magari sarebbe riuscita a tenersi stretta gli amici, magari adesso, avrebbe avuto la possibilità di essere amata, ma soprattutto sarebbe riuscite ad amare.
Le lacrime le iniziano a scorrere lungo il viso, lacrime silenziose, lacrime che sul suo volto sono come acido. Quand’ecco che…
– Mi scusi, lei è Cristina? Cristina Donato?
Un uomo di mezza età con i capelli corti brizzolati la guarda con occhi vuoti e tristi.
Cristina è sconcertata, si chiede chi mai avrebbe voluto parlare con lei, per quale ragione: nessuno lo fa mai, se non per estrema necessità.
– Si, sono io.
Abbassa gli occhi, continua a tremare.
– Mi chiamo Salvatore… Le devo consegnare delle lettere, lettere che mio figlio ha scritto ogni giorno, da cinque anni, per lei.
Lettere? Per lei, impossibile.
– La prego, potrebbe spiegarmi?
La sua voce è flebile, insicura.
– Mi scusi, non è facile. Mio figlio… non credo nemmeno che lo conosca. Non volevo essere invadente, solo che… devo adempiere alla promessa che gli ho fatto…
Promessa? Cristina non capisce e sente il suo cuore riprendere a battere, lo sente addirittura scoppiare.
– Mi scusi, non riesco a spiegarle, nemmeno io so perché… Mio figlio mi chiese di consegnarle queste lettere e di informarmi con una nostra amica per il suo indirizzo, non so se si ricorda di Elena D’Oro? Dovrebbe conoscerla, se non sbaglio?
Elena, amica d’infanzia, l’aveva invitata alla sua festa di compleanno quando aveva diciotto anni, ma Cristina non ci andò e questo compromise i rapporti.
– Si, mi ricordo, ma lei come la conosce?
I dubbi, le domande e la paura di risultare invadente la rendono bloccata nei convenevoli.
– Era la migliore amica di mio figlio.
Cristina nota che l’uomo parla di suo figlio al passato. Pensa al peggio mentre i secondi vengono divorati dal tempo.
– Sono andata a casa sua e i suoi genitori gentilmente, capendo la situazione, mi hanno detto dove trovarla, dicendomi che lei viene qui tutti sabati… Sa, sono rimasto sorpreso: mio figlio veniva qui tutte le domeniche. Non mi ha mai detto perché, veramente, non parlavamo molto.
Le lacrime iniziano a invadere il volto di Salvatore, scolpito dalle rughe di anni di duro lavoro.
– Mi scusi se mi lascio andare così… Ecco a lei, le costudisca preziosamente, è tutto ciò che mi resta di Emiliano, della sua arte, della sua vita.
– Oh, non mi dica che…
– Si è tolto la vita ieri, si è intossicato con le bombolette mentre dipingeva rabbiosamente la stanza… Abbiamo trovato un biglietto impastato di vernice con questa particolare richiesta… Il rosso e il nero del colore colavano lungo le pareti… Non ce la faccio… Devo andare…
Cristina è paralizzata, tutto intorno a lei svanisce, come quell’uomo, in un profondo e indeterminato nero.
Lei aveva la consapevolezza di possedere un dono prezioso, tutta la vita di quel ragazzo tra le sue mani. Si sentiva inadeguata, non capiva il senso di tutto ciò, così con timidezza e dolore aprì la prima: la calligrafia è nervosa, l’inchiostro blu.
15/05/2008 2.40
Cara Cristina,
mi sono fatto dire il tuo nome da Elena quando te ne sei andata. Sono rimasto rapito dai tuoi occhi. Mi hai preso il cuore e me l’hai strappato violentemente dal petto. In un primo momento ti ho odiata, come ti permetti, sconosciuta, con quale diritto… ma poi, poi… mi sono reso conto che quello che provavo era amore. Tu mi hai messo di fronte a me stesso, alla mia vita vana, mi hai fatto capire che stavo inseguendo chimere prive di significato. Tu hai fatto spiccare il volo alla mia creatività, toccando vette inesplorate. I tuoi occhi, oh i tuoi occhi, così luminosi, ma anche tristi, era come se la tua luce fosse intrappolata. Non so ancora cosa, ma io lo scoprirò. Io, Emiliano Penna, voglio rivederti e voglio fare di tutto per conoscerti! Da oggi in poi questo sarà il nostro parco!

La data riportò Cristina indietro nel tempo, quella festa, in quello stesso parco, quel volto. Tutto fu chiaro: Emiliano era il ragazzo che aveva incontrato quella sera, quel ragazzo sognava tutte le notti. Le altre lettere sono un miscuglio tomentoso di voglia di andare avanti e depressioni inconsolabili. Lei lo poteva capire, lei lo capiva: aveva tanti desideri e grandi capacità, si sentiva schiacciato da queste e dalle aspettative di chi lo circondava. Uno di quei fogli la colpì tremendamente, fu una pugnalata alla schiena. I sensi di colpa iniziano a invaderla.
10/09/2009 18.30
Cara Cristina,
finalmente oggi ti rivedrò e ti riaccompagnerò a casa. È tutto deciso, Elena è così contenta. Non mi aveva mai visto così. Sono felice! Saprò dire le parole giuste? Forse non conterà molto quello che dirò… basterà guardarci come l’ultima e indimenticabile volta.
22.30
Non sei venuta, perché? Perché? Mi sento impossibilitato e costretto a un futuro che non mi appartiene. Perché fai così? Elena mi ha spiegato. Ma cazzo, cazzo, sei bellissima! Hai molto più dentro tu di chiunque essere vano su questa terra. Mi chiederai come faccio a saperlo, crederai che io sia pazzo, esagerato… No, sei tu quella che non capisce! Sarò presuntuoso, ma tu non vedi! Se ti lasciassi avvicinare, se me lo permettessi… potremo salvarci… insieme.
Da quel momento le lettere si facevano sempre più confuse, sempre più deliranti. Emiliano aveva tentato in tutti i modi di avvicinarsi, ma non era riuscito a incontrarla, nonostante lo desiderasse tanto. Si teneva continuamente informato, sapeva tutto di Cristina, innumerevoli erano le pagine in cui progettava modi per riuscire a vederla, tutto vano fino al pomeriggio precedente.
4/03/2014
Cara Cristina,
ho fallito. Sei davanti ai miei occhi, sei così pallida, così magra. Ho permesso tutto questo, non sono stato in grado di evitarlo. Ho assistito al tuo morire lento e degradato, ti ho visto appassire impotente.
Forse non era destino, fino ad oggi non ci credevo, pensavo che siamo noi a decidere le nostre sorti, ma vedendoti così credo che ci sia stato fatto un sadico scherzo.
Non vedo più vie di uscita, nei tuoi occhi è scomparsa quella luce, quella luce era la mia vita.
Cristina si ricordò di una persona con un trench nero e un cappello scuro entrare nella rosticceria di soppiatto, attento a non farsi vedere in volto. Si era seduto in un tavolino nell’angolo, lei non riusciva a togliergli gli occhi di dosso, era così affascinata, e vedendolo scrivere convulsamente le aveva ricordato i tempi in cui anche lei scriveva. L’istinto le suggeriva di avvicinarsi, di chiedergli qualcosa, ma la paura l’aveva frenata e si era nascosta dietro il bancone finché non lo vide uscire. Quella persona era Emiliano, l’agitazione le ribolliva dentro… Se solo non avesse avuto paura, forse le cose sarebbero state diverse. Non si può cambiare quello che è successo, Emiliano è morto: lei, morta dentro.
Non vedeva soluzioni, si sentì prendere dalla disperazione, tutto quello che aveva soppresso venne a galla e iniziò a distruggere tutto quello che la circondava.
Urla, piange, si sente portatrice di morte, della sua vita, di quella di Emiliano. Cosa può fare?
Lei lo sa, lo sa perfettamente.
Per se stessa, deve andare avanti.
Per Emiliano, avrebbe ricominciato a vivere.

MC

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17 pensieri su “Le ultime lettere di Emiliano Penna”

  1. storia strappalacrime ….intensa..piena di dolore …ma con un bel finale..ma perché scrivi sempre storie struggenti…cmq sei molto molto brava.. .solo perché riesci a renderci partecipe della storia…emilio

    1. Ciao Emilio, non so perchè scrivo spesso storie struggenti, preferisco pensare che scrivo momenti di vita che, purtroppo, non è sempre serena, anzi! Sono contenta che apprezzi il fatto che riesco a rendervi partecipi della storia… spero di riuscire a esprimere anche altro! 🙂
      Grazie ancora
      MC

    2. .ok spero sia così non volevo turbare l’animo di una scrittrice talentuosa come te….credo tv sia una persona molto dolce e sensibile….non potresti se no scrivere storie così piene di sentimenti… Peccato non conoscerti:) emilio

  2. .scusa non ho scritto bene il mio commento…isei molto molto brava perché hai anche la capacità di renderci partecipe delle tue storia ….adoro ciò che scrivi brava e scusami ancora..emilio

    1. Ma non devi scusarti, anzi sono davvero felice che ti piace quello che scrivo… 🙂 è emozionante condividere le emozioni tramite delle storie e sapere che chi legge ha emozioni di rimando.

      1. mi è sembrato di leggere nelle righe della tua prima risposta un leggero velo di permalosita….non volevo farvi alterare…ma sai scrivendo dal cell è normale compiere degli errori…e poi scusa…anche se fosse stata una critica…dovevi accettarla …specialmente da un tuo lettore ….cmq sei veramente straordinaria…emilio

      2. No ma che dici, 🙂 anzi io sono favorevole alle critiche perchè permettono una crescita, ed è questo il motivo per cui ho aperto il blog! L’ho scritto anche in altri commenti 🙂 Mi dispiace se ti ho dato quell’impressione, non volevo anzi, avevo paura di non essere stata all’altezza del tema trattato, spero di migliorare sempre, grazie per il tuo prezioso contributo! Per me è molto importante!

  3. sai leggendo questa storia mi sono rivista…ho passato dei momenti simili a ciò che hai scritto…..se ci conoscessimo penserei che fosse la storia della mia vita….ci sono dei passaggi che hai saputo descrivere in maniera eccellente…gli stati d’animo di chi non vuole vivere….solo che io non avevo un emiliano che mi scriveva lettere… E poi se tolto la vita…..x il suo amore…ma …chi mi fa compagnia è solo la mia tristezza..la mia infelicità..la mia solitudine…e la mia voglia di non vivere…ho solo pochi attimi di gioia..ogni qualvolta leggo i vuoi racconti .:) sembrano così reali complimenti mc

    1. Cara Bettina,
      mi immedesimo molto quando scrivo, spero anche di essere riuscita a trasmettere un po’ di speranza! Nonostante i miei testi possano sembrare tristi, celano un messaggio positivo: non importa quale sia la difficoltà, o quanto sia buio il momento, si possono cambiare le cose. Sono felice che i miei racconti riescano a donare gioia, grazie per averli letti.
      Un abbraccio
      MC

      1. grazie x il mess di positività…sei molto brava…..cercherò di appezzare di più la vita grazie grazie x tutto .:)..bettina

  4. Ogni tuo racconto trasuda amore per la vita. Parlare, spesso, con tono scherzoso di cose gioiose, può nascondere amarezza e sarcasmo, delusione e assoluta apatia verso il mondo.
    Tu prendi con estrema delicatezza le parti più amare dell’esistenza e le maneggi abilmente come un bambino curioso con quella palla di vetro, poggiata per bellezza sul soprammobile e ignorata perché già si crede di sapere cosa nasconda, e che invece, se la smuovi un po’, ti mostra quella neve che non ti aspettavi, con quella nostalgia e dolce amarezza di cominciare a viverle per davvero queste cose.
    Grazie, continua così. 🙂

    1. .dalla foto sembri una ragazzina…ma dalle storie che scrivi..si cela in te ….l’animo … la mano…e il cuore .di un veterano scrittore….sono certo che farai grandi cose…e non avrai nulla da invidiare a benni….barricco…e tanti altri grandi….sei stupenda….quando scrivi hai la capacità di dipingere…le tue scene…i momenti…farli apparire come reali….grazie x ciò che ci fai leggere…marco

      1. mia cara signorina sono molto contento di essermi imbattuto in questo suo blog…ho letto i suoi racconti e devo dire….che è stato un susseguirsi di emozioni…pateni d’animo..soffrenza …e insegnamenti di vita quotidiana….sono un accanito lettore….avrò letto circa 200Milioni di libri…e lei come esordiente ha i presupposti …x far parlare di lei grazie pierluigi

  5. cara mc devo dire che ho letto i vuoi racconti mc quest’ultimo mi ha lasciato l’amaro in bocca….ma poi ho pensato e riflettuto che tv scrivi queste cose perché sono momenti…della vita reale fanno parte della quotidianità….sono storie che accadono…grazie di averci dato la possibilità di riflettere e amare la vita in tutte le sue spumatvre…sei molto brava sensibile deliziosa e anche molto bella ciao davide

  6. Posso solo dire con sollievo che ho trovato qualcuno che sa realmente di cosa sta parlando! Lei sicuramente sa come portare un problema alla luce e renderlo importante. Altre persone hanno bisogno di leggere questo e capire questo lato della storia.

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